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Dall’allarme fascismo permanente si è passati, senza cambiare sirena, all’allarme pistolero incipiente. È bastato il caso Roggero perché l’Italia diventasse il «Far West»: terra di vigilantes, «tristi giorni del Gun Pride», torsioni di regime (immancabili, quelle) e destre che «aizzano il popolo» e armano i giustizieri. I giornali buoni e giusti accusano gli altri di sciacallaggio mentre sfornano pagine e prediche per provare a piegare la vicenda dalla propria parte. Invano. Sì, perché il guaio è che il popolo non collabora. Il popolaccio sceglie Barabba e non mostrifica Roggero secondo copione. Trova enorme la pena, scandalosi i risarcimenti, ricorda che all’origine ci fu una rapina a mano armata coi suoi orrendi annessi per moglie e figlia. E tra gli eretici compaiono perfino elettori che votano bene e qui razzolano male, convinti che la sicurezza riguardi tutti, anche i deboli che la sinistra si picca di proteggere. «Ma come, il popolo non sta con noi?» Eh. Sai che novità. La reazione è il maramaldeggiare della stampa virtuosa. Non basta l’ergastolo de facto, occorre la caricatura. L’anziano assediato ed esasperato evapora, sopraggiungono il «pluriomicida», la «spocchia», il «capopopolo», la «destra pistolera», il «commerciante killer». L’assalto subito non esiste, come non esiste la cronaca quotidiana che racconta tutt’altra storia: il vero allarme sociale è il gioielliere che, al cospetto di uomini armati, non si attenne al galateo compilato cinque anni e tre sentenze dopo da editorialisti minacciati al massimo da una zanzara.















