Eccoli qui, quelli che urlano «no alle strumentalizzazioni!» e poi sono primi a farlo. Predicano bene e razzolano male le opposizioni. L’arresto del poliziotto che un mese fa ha fatto fuoco e ucciso un pusher pregiudicato nell’inferno milanese di Rogoredo è stato come manna dal cielo per la retorica anti-securitaria dei progressisti. Soprattutto in piena campagna per il referendum sulla giustizia. Prendiamo Elly Schlein, colei che si propone come alternativa al centrodestra. «Mi aspetto che Meloni e Salvini facciano delle scuse. E mi aspetto pure che ci ripensino su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un’impunità preventiva che nemmeno le forze dell’ordine chiedono», ha sentenziato ieri quando la polemica politica stava già imperversando.

Prima di lei, uno dei suoi uomini di fiducia, il deputato nonché responsabile Sicurezza dem Matteo Mauri, aveva sentenziato alla Camera: «Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica». E ancora: «Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come lo “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare», ha aggiunto. Per un’altra deputata dem, Laura Boldrini, «il tanto decantato “scudo penale” non servirebbe in alcuno modo né alla giustizia né a permettere a poliziotti e carabinieri di svolgere serenamente il loro lavoro: sarebbe solo una discriminazione tra chi ha una divisa e chi no». Sia la segretaria che i suoi onorevoli non devono aver letto le specifiche di quello che chiamano “scudo penale”, visto che non solo non si tratta di un “liberi tutti” come si vuol far credere ma lo stop all’automatismo nel registro degli indagati varrebbe per tutti i cittadini - e non solo per i poliziotti- che si trovano costretti a difendersi da un pericolo concreto e imminente.