Caro direttore, riguardo ad alcuni fatti di cronaca come il delitto di Rogoredo Milano, ancor prima di conoscere i reali fatti alcune forze politiche e fonti giornalistiche si sono espresse in maniera esplicita in favore di coloro che vengono classificati quali "servitori dello Stato". Tra questi il vice presidente del Consiglio Salvini. Constato nella realtà tanta propaganda e pochi risultati, visto che i fatti di cronaca delinquenziali si susseguono in continuazione. Infine credo che nessuna categoria, sia pubblica che privata, sia immune di per se stessa dal coinvolgimento in azioni di malaffare o criminose. Tanto per fare un riferimento basta esaminare quanto è successo nel negozio Coin di Roma Termini, fatti riportati dal vostro giornale. Concludo chiedendo meno ipocrisia e più concretezza.

Giuliano R.

Cittadella (Pd)

Caro lettore, mi permetta di partire da una precisazione che non è solo etimologica: gli agenti di polizia, non diversamente dagli appartenenti all'Arma dei carabinieri, all'Esercito, alla guardia di finanza o ai vigili del fuoco, non sono, come lei scrive, "classificati" come servitori dello Stato, "sono" servitori dello Stato. Non gli unici, certo. A molti altri lavoratori pubblici si può applicare questa definizione. Ma c'è una caratteristica che distingue gli uomini e le donne in divisa dalla gran parte degli altri "servitori dello Stato": molti di loro mettono a rischio ogni giorno la propria incolumità per la nostra sicurezza.