«Chi sbaglia paga...e se sbaglia l’uomo in divisa deve pagare due volte» è il mio non originalissimo post scritto ieri su X a proposito dell’increscioso fatto di Rogoredo. Le accuse sono gravi. Parliamo di omicidio volontario e di connivenza del poliziotto accusato col mondo della malavita. Valgono per lui, come per tutti, le classiche frasi fatte del giuridicamente corretto. Un arresto preventivo ed una seria indagine non sono ancora una sentenza di condanna. Ma prenderne le distanze subito per noi che abbiamo orgogliosamente difeso- e continueremo a farlo anche più di ieri - l’onorabilità dei nostri uomini e donne in divisa è necessario.

Scrivo «non originalissimo» perché il mio post è successivo a quello di molti altri bravi colleghi. Alessandro Gonzato ad esempio è stato uno dei primi. Ovviamente mi sono preso la mia meritatissima dose di prese in giro. Così deve essere. “D(r)agosbaglia e paga” scriverebbe Dagospia. Mi viene giustamente rinfacciato il mio commento “ineccepibile” a proposito di un post di Tommaso Cerno scritto a caldo in difesa del poliziotto. Ovviamente neppure Tommaso si è sottratto dalla doverosa presa di distanza dopo quanto sta emergendo dalle indagini su Rogoredo. Alcuni ci rinfacciano l’aver difeso la necessità di uno “scudo penale” a proposito di fatti di violenza che coinvolgono i nostri poliziotti e carabinieri così confondendo ciò che si chiedeva, vale a dire la non automatica iscrizione nel registro degli indagati, con l’immunità. Insomma prendo in saccoccia e porto a casa.