Alla sinistra piace vincere facile, banalizzando e distorcendo la realtà, nella speranza che gli italiani ci caschino. L’evolversi delle indagini sui fatti di Rogoredo è l’ennesima occasione per mettere su un can can mediatico, in particolare contro Matteo Salvini a cui si imputa di essere passato dalla solidarietà al poliziotto che avrebbe sparato per «legittima difesa» alla sua messa sotto accusa come «mela marcia». C’è contraddizione, come i compagni vorrebbero insinuare? Assolutamente no, tanto che i giudizi dati da Salvini, in due diversi momenti, corrispondono in tutto a quelli dati dalla stragrande maggioranza degli italiani, delle persone per bene.

Fermo restando che il principio della presunzione di innocenza è un cardine del nostro ordinamento, è perfettamente logico cambiare giudizio se i dati della realtà, almeno quella che emerge dalle indagini, cambiano radicalmente. Quello che la sinistra finge di non vedere o non capire è che la vera coerenza è nel tener fermi i principi, nella fattispecie quello che porta a stare dalla parte di chi, spesso per un misero stipendio e a continuo rischio della vita, difende la nostra sicurezza e quella dello Stato. Ora è proprio questa vicinanza alle forze dell’ordine che a sinistra difetta, in modo più o meno inconscio, per motivi ideali e storici.