Se anche tutte le gravi accuse sulla base delle quali il giudice lo ha tenuto in carcere si rivelassero vere, Carmelo Cinturrino resterebbe comunque solo uno dei sintomi, non la causa del problema. L’assistente capo di stanza al commissariato milanese di Mecenate, diventato da poliziotto a delinquente, è una delle tante anime che si sono perse nel boschetto di Rogoredo, la principale piazza dello spaccio di eroina del Nord Italia. In realtà, lo smercio non avviene più tra le centinaia di ettari di verde collocati tra stazione, ultimo avamposto sud della città, e l’abbazia di Chiaravalle, pochi chilometri più in là, con il suo sparuto insediamento urbano. Quell’area è stata bonificata prima del Covid ed è ora gestita da Italia Nostra, società del terzo settore che ne ha fatto un parco poco frequentato, visto che è in mezzo al nulla.
Da dopo la pandemia, pusher nordafricani e tossici italiani, molti dei quali di seconda generazione, si scambiano morte e denaro tra i binari dell’Alta Velocità, dove non è raro che qualcuno perda la vita travolto da un treno senza neppure accorgersene. Capita quasi ogni mese, anche più di una volta. I ciclisti e i corridori della domenica, che scorrono lungo il lato est del boschetto, si imbattono di frequente in zombie barcollanti che arrivano dalla ferrovia.














