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25 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:37

Carmelo Cinturrino resta in cella. Per l’assistente capo di polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri – ucciso con un colpo di pistola il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo – il gip di Milano Domenico Santoro ha infatti disposto la custodia cautelare in carcere per i gravi indizi di colpevolezza e ritenendo che l’agente possa uccidere ancora e inquinare le prove. Il giudice non ha invece convalidato il fermo per mancanza del pericolo di fuga. Per il giudice per le indagini preliminari l’agente può “commettere ulteriori gravi reati” come quello “per cui si procede, ovvero con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata“, evidenziando il “concreto” il rischio di “azioni lesive” nei confronti dei colleghi e degli altri frequentatori del boschetto di Rogoredo. Li può contattare e minacciare, in quanto “autori di dichiarazioni a suo carico, non a caso ritenute infamanti”.

Nonostante Cinturrino abbia manifestato a voce l’intenzione di voler “collaborare” con gli inquirenti, durante l’interrogatorio di martedì non c’è stato, da parte sua, nessuno “spirito collaborativo”, sottolinea il gip nell’ordinanza. Il poliziotto ha ammesso solo “aspetti che risultavano” già acclarati nelle indagini, come di aver “alterato la scena del delitto” mettendo la pistola finta, mentre per il resto ha reso dichiarazioni non credibili su tante altre circostanze. A partire da quel colpo esploso, a suo dire, con intento solo “intimidatorio“, perché spaventato. È “ben difficile reputare“, sottolinea il giudice riferendosi alla versione del poliziotto, che quel colpo sia stato esploso “a titolo (meramente) intimidatorio, un colpo di pistola che, da distanza rilevante, attinga la vittima esattamente alla testa“.