Resta in cella l'assistente capo di polizia, Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo. Il gip di Milano Domenico Santoro non ha convalidato il fermo, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Caso Mansouri, i colleghi scaricano Cinturrino: “Si sapeva che era marcio, a chi dovevamo dirlo?”

di Carmine R. Guarino

Il testimone: “Zack stava scappando e il poliziotto ha sparato”

Una testimonianza fondamentale è quella di Ullah Q.M, presente al momento della sparatoria. “Zack non era armato. Aveva preso un sasso per spaventare Luca (altro nome col quale è conosciuto il poliziotto, ndr). In una mano aveva un telefono e nell’altra la pietra. Ha fatto il gesto di spaventarlo ma non l’ha lanciata. Luca voleva raggiungerlo, prenderlo. Ha tirato fuori la pistola e Zack è scappato verso il bosco, facendo tre passi. Poi Luca gli ha sparato, Zack è caduto a pancia a terra”. Dunque, ricostruisce il giudice, la vittima stava scappando quando è stata colpita alla testa. La distanza tra loro era di circa 28 metri. “Il poliziotto non era spaventato”, aggiunge il testimone durante una “prova sul campo” proprio al boscheto, alla presenza del pm Giovanni Tarzia.