MILANO. Rimane nel carcere di San Vittore il poliziotto Carmelo Cinturrino. Il Tribunale del Riesame di Milano non ha accolto l’istanza degli avvocati dell’assistente capo, accusato dell’omicidio del pusher Abderrahim Mansouri, che chiedevano per lui il passaggio agli arresti domiciliari. I giudici hanno confermato l’ordinanza emessa dal gip Domenico Santoro, su richiesta del pm Giovanni Tarzia. Nell’udienza del 17 marzo non si è discusso dell’aggravante della premeditazione dell’omicidio commesso il 26 gennaio, né delle nuove accuse sulle presunte violenze e sui comportamenti illeciti commessi da Cinturrino e altri colleghi nella gestione degli arresti e di persone che frequentano l’area dello spaccio di Rogoredo. Nell’udienza davanti al Riesame, alla quale ha partecipato anche lo stesso Cinturrino, i legali Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno non hanno cambiato di un millimetro la linea. La tesi difensiva resta quella secondo cui il poliziotto avrebbe sparato a Mansouri “per paura” e che non c’era minimamente l’intenzione di uccidere.
Il poliziotto di 41 anni ha ribadito di essere "molto provato" per la perdita di una "vita umana", ma che si è trattato di "una tragica fatalità". Fuori dall’aula gli avvocati hanno respinto al mittente anche la nuova valanga di contestazioni — oltre 30 capi di imputazione — in cui il pm Tarzia, coordinato dal procuratore Marcello Viola, ipotizza i reati di estorsione (tentata e consumata), arresto illegale, detenzione e spaccio di droga, concussione, rapina, sequestro di persona, calunnia, percosse, depistaggio e falso. Un quadro ricostruito a partire dalle testimonianze, raccolte anche dalla Squadra Mobile, di pusher e tossicodipendenti che avrebbero assistito ai presunti soprusi commessi da Cinturrino e altri poliziotti in servizio al commissariato Mecenate. Il presidio di via Quintiliano ha ospitato per tre giorni gli ispettori del Viminale per una verifica ispettiva alla ricerca di eventuali falle e omissioni nei controlli. Intanto, il gip Santoro, nei prossimi giorni, dopo le controdeduzioni delle parti (sono indagati altri sei poliziotti), dovrà decidere se dare il via all’incidente probatorio per sentire otto persone già ascoltate nelle indagini (alcune anche dai legali della famiglia Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli). Tra loro pusher, tossicodipendenti e anche il testimone oculare dell’omicidio. Inoltre, sono in corso le analisi su più telefoni e dispositivi informatici sequestrati a Cinturrino nell’ambito delle indagini. Dopo il deposito del dispositivo del Riesame e quello delle motivazioni, che avverrà nelle prossime settimane, la difesa avrà la possibilità di ricorrere in Cassazione.












