Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 14:47

L’inchiesta sulla morte di Abderrahim Mansouri a Rogoredo si allarga e apre nuovi scenari. La Procura di Milano sta approfondendo un secondo filone investigativo che riguarda presunte operazioni borderline attribuite a Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia che il 26 gennaio, nel bosco di Rogoredo, ha sparato alla testa al 28enne pusher ed è ora detenuto con l’accusa di omicidio volontario.

Al quarto piano del Palazzo di Giustizia milanese, davanti al pm Giovanni Tarzia — titolare dell’indagine insieme al procuratore capo Marcello Viola — è in corso l’audizione di un detenuto, verosimilmente coinvolto in un’altra inchiesta per spaccio. È uno dei testimoni ascoltati in queste ore per chiarire le accuse secondo cui il poliziotto avrebbe chiesto denaro e droga a pusher e tossicodipendenti in cambio di una sorta di protezione nella piazza di spaccio di Rogoredo.

Dichiarazioni già finite a verbale nei giorni scorsi, non solo grazie a testimoni indicati dai legali della famiglia Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ma anche da alcuni colleghi dello stesso Cinturrino, oggi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Le verifiche della Squadra mobile si stanno concentrando anche sui verbali di arresto redatti dall’assistente capo negli ultimi anni. Su uno di questi è già stato aperto un fascicolo per falso, dopo che un giovane tunisino è stato assolto in sede processuale dall’accusa di spaccio. Un elemento che potrebbe aggravare la posizione dell’agente.