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24 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:43

Ha ammesso una parte delle sue colpe sulla messinscena della pistola finta, ma ha negato lo spaccio e ha ribadito di aver aperto il fuoco per paura. Poi: “Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”. Così l’assistente capo Carmelo Cinturrino, fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ha cercato di giustificarsi durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro nel carcere di San Vittore, dove è rinchiuso in attesa che della decisione sulla richiesta di convalida del suo fermo.

Come ha riferito il suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha “ammesso le sue responsabilità” e ha chiesto “scusa” a “quelli che si sono fidati di lui”. In sostanza: “Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori”. Cinturrino ha risposto a tutte le domande del gip e del procuratore Marcello Viola. Ha ripetuto di aver esploso il colpo, che ha centrato alla tempia Mansouri mentre fuggiva, per “paura” e dopo ha aggiunto di essersi sentito “perso” perché “sa bene – ha precisato il legale al termine dell’interrogatorio – cosa accade a loro quando sparano”. Da qui, la decisione di far recuperare la valigetta nel commissariato di Mecenate con la pistola finta, poi messa accanto al corpo di Mansouri: “Ha tentato di mettere una toppa. Un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata – ha sottolineato il difensore – e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto”.