Sono anni che Rete4 si coccola Mario Roggero, il gioielliere pistolero che ha lo sguardo mite dell’ultimo dei borghesi piccoli piccoli, il film terminale darkissimo di Alberto Sordi e Monicelli girato sulla Prenestina dalle parti del Pigneto, più di quarant’anni fa. Roggero è stato oggetto di talkshow roventi sulla legittima difesa, intervistato in poltrona da Mario Giordano, io sto con Roggero immancabile prima Salvini poi Vannacci, adesso Elisabetta Canalis e Melissa Satta, replica in loop nella messicana tv del pomeriggio delle immagini sghembe della telecamera di sorveglianza fuori dalla sua gioielleria.
Roggero è il trionfo dell’«onesto lavoro», l’epifania dell’«uomo perbene» che dopo un po’ giustamente non ce la fa più. La parodia di un’epoca, vecchia invenzione di sceneggiatura, una maschera dell’eterno fascismo, persino un tuffo nel sadismo degli anni ’70 – gioiellieri, poliziotti, comunisti, Milano odia, Roma nera – che ci possiede di nuovo come un filmaccio di vampiri argentini.
Un gradino più su in questo archivio – robaccia che sarà conservata in eterno – sta il messaggio su Instagram del gioielliere piemontese seduto nel salotto di casa sua l’altro giorno, a 24 ore dalla sentenza. Lo dice lui, come un consumato sceneggiatore. «Ha fatto una vita di sacrifici», oggi è «nonno di 8 meravigliosi nipotini», dice trattenendo le lacrime.











