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Olivia Ninotti, neuropsichiatra

È nella convivenza scomoda tra la comprensione umana per il gioielliere e la fermezza nel sostenere la correttezza della sentenza che si misura la maturità di una comunità

Ricordo che a sedici o diciassette anni vidi in televisione Il giustiziere della notte (era già del 1974) con Charles Bronson nei panni di Paul Kersey, un tranquillo architetto newyorkese che, dopo l’omicidio della moglie e la violenza sulla figlia durante un'irruzione in casa, comincia a girare di notte per le strade cercando lo scontro con i criminali. Ne rimasi sconvolta più della visione dell’Esorcista.

Il film segna, nell'immaginario collettivo, il passaggio archetipico dal cittadino qualunque al vendicatore silenzioso; una trasformazione che la critica dell'epoca lesse come sintomo di una società che, non fidandosi più delle proprie istituzioni, finisce per idealizzare chi decide di farsi giustizia da solo.