Adesso non ci metteremo a ridicolizzare Ulisse arruolandolo a destra. Ci si potrebbe limitare a dire che il film di Christopher Nolan che ripropone le vicende dell’eroe omerico, ha generato un paradosso di grande interesse. Inizialmente avversato da destra per la scelta di un’Elena nera e per avere arruolato l’attore trans Elliot Page nei panni di Sinone, il film si sta rivelando una fantastica leva per riproporre da un lato la forza del mito e dall’altro i valori del vituperato Occidente: la Patria, la famiglia, la téchne incarnata dall’ingegno di Ulisse. Tutto ciò in pratica che il wokismo avversa e che indica come colpa primordiale dell’“uomo bianco”.Certo poi ci sono le sfumature individuali, a chi è piaciuto, a chi non è piaciuto, ma il fenomeno culturale, capace di incidere nell’immaginario e di restarvi, ci sta tutto. E va detto che Nolan si era già fatto le ossa contro le critiche politiche e politicizzate con il suo Batman, accusato di essere troppo fascistoide (marchio peraltro da cui i supereroi non sono immuni). Quindi ha fatto spallucce e ha atteso, ha aspettato che la sua Odissea divenisse in pochi giorni l’argomento di dibattito capace di intersecare cultura alta e bassa, che divenisse “evento”.E in Italia lo è divenuto al punto da rivalutare con forza l’Odissea del 1968 disponibile su Raiplay e diretta da Franco Rossi e Piero Schivazappa, con Bekim Fehmiu nei panni di un convincente e azzeccato Ulisse. L’esempio è perfetto anche per le polemiche astratte sull’egemonia culturale: non c’è bisogno di fare patentini da una parte o di fare vittimismo dall’altra.DIFFIDENZA