Se la galassia ambientalista lamenta il fatto che la Commissione europea, con la riforma dell’Ets, ha ceduto alle pressioni delle industrie più inquinanti, l’associazione di settore Transport & Environment interviene sottolineando che a Bruxelles hanno compiuto un primo passo avanti per ridurre le emissioni del comparto voli, ma le criticità sono ancora troppe per poter esprimere un giudizio positivo.
L’Ets, (Emissions trading system) è il sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra. Di fatto è stato finora tra i principali strumenti (se non addirittura il principale) messi sul tavolo dall’Unione europea per contrastare i cambiamenti climatici. Negli ultimi mesi però, alla luce anche dei disordini di carattere geopolitico e della necessità di rilanciare la competitività delle aziende europee, diversi Stati comunitari si sono mossi per chiederne la sospensione (linea italiana) o la revisione in senso per così dire edulcorato (linea tedesca) o all’opposto per potenziarne la portata (linea spagnola, portoghese, svedese e delle altre nazioni che hanno fortemente investito sulle rinnovabili). Alla fine Bruxelles ha scelto la via di mezzo, negando ogni ipotesi di sospensione, mitigando gli effetti di alcune voci e inserendo nel meccanismo di scambio alcuni nuovi settori che dovranno rispettare determinati livelli di emissioni, pena il pagamento di determinate quote a seconda della portata degli sforamenti.











