Chi conosceva Abderrahim Fakir dice che era un uomo buono, pacifico, gentile con tutti. Lo hanno ribadito ieri i suoi parenti al quartiere Pilastro di Bologna, dopo che è morto durante un controverso fermo di polizia. Era sceso dalla località delle colline emiliane in cui viveva e lavorava, Sasso Marconi, per incontrare la famiglia e alcuni amici. La sera prima lo si era visto tranquillo in un chiosco nei pressi del luogo in cui, il giorno dopo a mezzogiorno, qualcuno ha chiamato la polizia perché aveva atteggiamenti molesti, ancora da chiarire.

Barbara Spinelli era la sua avvocata. Curava le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno. «Lo conoscevo solo da alcuni mesi e posso dire che si è sempre comportato in modo ineccepibile. Era uno dei miei clienti migliori, mai volgare, mai insistente per sapere come procedeva l'iter dei suoi documenti, mai una telefonata fuori orario di lavoro, nonostante avesse il mio numero personale».

“Aiuto, basta”, poi il silenzio: il video dell’intervento in cui è morto Abderrahim Fakir a Bologna

Il difensore ricorda anche che «Abderrahim era molto preoccupato che le leggi sull'immigrazione europee cambiassero e fosse costretto a tornare in Marocco. "Qui ci rimandano tutti a casa, stanno facendo come in America", diceva, ed io cercavo di tranquillizzarlo. Era spaventato dalla polizia e sarei pronta a giurare che non ha aggredito gli agenti. Io non ero presente ed è giusto che sia l'indagine a fare chiarezza, ma non riesco proprio ad immaginarmelo in atteggiamenti violenti».