“Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l’ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere”. È il ritratto di Abderrahim Fakir – morto durante un intervento della Polizia al Pilastro a Bologna – tracciato dall’avvocata Barbara Spinelli, che seguiva il 42enne. Una descrizione che si aggiunge a quella già fornita dai familiari, che dopo la tragedia lo avevano definito “un bonaccione”, una persona che “non avrebbe fatto mai del male a nessuno“. Un uomo arrivato in Italia da bambino, cresciuto a Bologna e inserito nella comunità, che lavorava in una ditta di facchinaggio occupandosi di organizzazione della logistica e dei traslochi.
Spinelli racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno, quando lo aveva assistito per la riconferma del permesso di soggiorno. “Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino”, spiega la legale, definendolo “una di quelle persone oggi sempre più rare”. “Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti”, racconta ancora la legale.











