"Era come un fratello". Parole che partono dal cuore, passano attraverso la voce e risuonano come un’eco dolorosa nel luogo in cui si è consumata la tragedia. Parole che Mohamed Bujana, uno degli amici storici di Abderrahim Fakir, scandisce una dopo l’altra, per ricordare il 42enne morto al Pilastro durante un intervento della polizia. "Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui, insieme a sua madre e a suo fratello, ad aprirmi la porta di casa – ricorda –. Mi hanno ospitato per quasi tre anni senza mai chiedermi nulla".
Fakir, che avrebbe compiuto 43 anni il prossimo ottobre, era arrivato in Italia da bambino, quando di anni ne aveva soltanto sette, ed era titolare di una impresa di facchinaggio. "Un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia. Magari ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane" ha poi sottolineato Bujana, ricordando inoltre come l’amico soffrisse d’asma.
"Un ragazzo educato, tranquillissimo, un lavoratore" ribadisce un’altra amica, "può darsi che fosse alterato, ma questo non cambia nulla: potevano chiamare subito l’ambulanza, non trattarlo in quel modo". Oltre ai conoscenti che ieri mattina sono arrivati in via Italo Svevo, è anche l‘avvocata Barbara Spinelli a restituire un ritratto di Fakir, ricordandolo come "una persona estremamente gentile".










