Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto i ricorsi presentati da Cloudflare contro il sistema Piracy Shield e contro la sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

La decisione rappresenta un pronunciamento di primo grado e potrà essere impugnata davanti al Consiglio di Stato. La notizia è stata resa pubblica anche dal commissario AGCOM Massimiliano Capitanio, che ha sottolineato come le motivazioni della sentenza delineino un orientamento ritenuto significativo sul piano giuridico.

La vicenda nasce dal mancato rispetto di un ordine emanato da AGCOM nel febbraio 2025. L'Autorità aveva richiesto a Cloudflare di impedire l'accesso ai domini e agli indirizzi IP segnalati attraverso Piracy Shield, intervenendo sulla risoluzione DNS, sull'instradamento del traffico oppure adottando misure alternative capaci di ottenere il medesimo risultato. Secondo AGCOM, le risorse indicate risultavano ancora raggiungibili tramite i DNS pubblici dell'azienda anche nei mesi successivi all'ordine.

Il TAR ha ritenuto legittima l'azione dell'Autorità, confermando che gli ordini di disabilitazione possono essere rivolti anche a fornitori di servizi stabiliti all'estero quando gli effetti dell'illecito si producono in Italia. Secondo i giudici, il Digital Services Act distingue tra la vigilanza sugli obblighi procedurali e l'esercizio dei poteri inibitori e sanzionatori, che continuano a essere disciplinati dalla normativa nazionale e settoriale. Per questo motivo è stata giudicata irrilevante la circostanza che il rappresentante legale europeo di Cloudflare abbia sede in Portogallo.