Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar del Lazio del settembre scorso, ha annullato la multa di oltre 3,7 milioni di euro inflitta dall’Antitrust a fine marzo 2022 alla società Caronte&Tourist, accusata di abuso di posizione dominante, per aver applicato «prezzi ingiustificatamente gravosi» per il traghettamento dei passeggeri con auto al seguito sullo Stretto di Messina. L’atto di avvio dell’istruttoria Antitrust aveva inizialmente distinto due mercati rilevanti: quello del trasporto di passeggeri con auto al seguito, e quello del trasporto merci ovvero dei mezzi pesanti. L’indagine aveva però avuto ad oggetto esclusivamente il primo dei due mercati.Nel settembre dello scorso anno il Tar, dopo aver respinto preliminarmente le censure di contenuto formale aventi ad oggetto la tardività dell’avvio del procedimento e la composizione dell’Autorità procedente, ritenne che «sulla base dell’attuale situazione degli approdi Calabria-Sicilia, il mercato delle rotte in questione non sia chiuso in senso assoluto ma, considerata la domanda di trasporto di passeggeri e merci, l’elevata frequenza dei servizi di collegamento e le condizioni degli scali, vi sia una situazione di congestionamento che rende il mercato non liberamente accessibile». Oggi il Consiglio di Stato, dopo aver effettuato una ricostruzione sui tratti caratterizzanti la figura di abuso di posizione dominante, ha ritenuto che «l'accertamento dell’Agcm risulta affetto da lacune istruttorie in relazione all’effettivo carattere concorrenziale o meno del mercato di riferimento e alla configurabilità dell’abuso contestato in tale mercato, non essendo stato sufficientemente indagato se il mercato fosse effettivamente concorrenziale e se l’auto-correzione fosse stata preclusa e per quali ragioni. Secondo i giudici di Palazzo Spada, in sostanza, «l'Autorità avrebbe dovuto procedere ad una disamina maggiormente accurata della struttura e delle caratteristiche del mercato, che, tuttavia, non è stata sufficientemente svolta nel caso di specie». Da ciò, la riforma della sentenza di primo grado, con annullamento della sanzione Antitrust, e la condanna dell’Autorità al pagamento delle spese di lite del doppio grado di giudizio.