Resta confermata la maximulta da oltre 14 milioni di euro inflitta dall'Agcom alla fine dello scorso anno a Cloudflare Inc. per la violazione delle norme antipirateria. L'ha deciso il Tar del Lazio con due pressochè identiche sentenze con le quali ha respinto i ricorsi proposti dalla stessa Cloudflare Inc. e dalla sua rappresentante Cloudflare Portugal Unipessoal Lda.

Due le delibere dell'Autorita' contestate: la prima del febbraio 2025 con la quale era stato ordinato alla societa' di disabilitare l'accesso ad una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla Legge antipirateria; la seconda del dicembre scorso con la quale fu inflitta la maximulta a conclusione di un procedimento avviato per l'inottemperanza all'ordine impartito in precedenza. Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente lamentava la nullita' dell'ordine per difetto assoluto di attribuzione, o comunque l'incompetenza dell'Agcom ad emetterlo, deducendo che, ai sensi del Regolamento sui Servizi Digitali, la competenza a emettere ordini di inibizione, a vigilare sulla loro esecuzione e irrogare le relative sanzioni spetterebbe in via esclusiva all'Autorita' nazionale di regolazione del settore del Portogallo (Anacom), Stato membro in cui ha sede Cloudflare Portugal, nominata da Cloudflare Inc. quale sua rappresentante legale. Il Tar ha pero' ritenuto che il potere esercitato dall'Autorita' italiana trovi il suo fondamento proprio nella Legge antipirateria 'che attribuisce espressamente all'Agcom il potere di ordinare la disabilitazione dell'accesso ai contenuti diffusi in violazione del diritto d'autore nei confronti dei prestatori di servizi coinvolti, inclusi i fornitori di servizi VPN e DNS, 'ovunque residenti e ovunque localizzati''.