Confermata la maxi multa da 14,2 milioni di euro dell’Agcom imposta a fine 2025 a Cloudflare per la violazione delle norme anti-pirateria. Lo ha stabilito il Tar del Lazio venerdì 17 luglio con due sentenze, dal contenuto pressoché identico, con cui sono stati respinti i ricorsi del colosso statunitense specializzato in infrastrutture digitali e della sua rappresentante Cloudflare Portugal Unipessoal Lda. Due le delibere dell'Autorità contestate: la prima, quella di febbraio 2025, con cui era stato ordinato alla società di disabilitare l’accesso a una serie di contenuti pirata. La seconda di dicembre con cui è stata inflitta la sanzione economica milionaria a conclusione di un procedimento avviato per l’inottemperanza all’ordine impartito. Mentre Lega Serie A e Lega Serie B esultano, Cloudflare, dalla sua, sostiene che «la decisione è profondamente deludente e presenteremo ricorso. Piracy Shield ha vizi di fondo rispetto al diritto dell’Unione europea e il tentativo di Agcom di sanzionare obiezioni legittime con multe sproporzionate è improprio». Le motivazioni dietro le decisioni Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente lamentava la nullità dell’ordine per difetto assoluto di attribuzione, o comunque l’incompetenza dell’Agcom ad emetterlo, deducendo che, ai sensi del Regolamento sui Servizi Digitali, la competenza a emettere ordini di inibizione, a vigilare sulla loro esecuzione e irrogare le relative sanzioni spetterebbe in via esclusiva all'Autorità nazionale di regolazione del settore del Portogallo (Anacom), Stato membro in cui ha sede Cloudflare Portugal, nominata da Cloudflare Inc. quale sua rappresentante legale.