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Roberta Schira

Il rapporto con la metropoli della dinastia bergamasca che il 21 luglio festeggia a Brusaporto - con una cena a inviti per oltre mille ospiti - sei decenni di attività, nati nel 1966 con un ristorante di pesce a Bergamo

Sessant'anni fa erano un ristorante di pesce nel centro di Bergamo, in una città dove scampi, gamberi e ricciole parevano strani come extraterrestri. Oggi il gruppo Da Vittorio–Vicook è il primo marchio italiano della ristorazione di lusso per ricavi: intorno ai 100 milioni di euro nel 2024 e circa 1.400 persone al lavoro, dal tristellato di Brusaporto agli stellati di St. Moritz e Shanghai, dai DaV di CityLife e via Bagutta al Café con Louis Vuitton in Monte Napoleone. E mentre soffiano sulle candeline, a marzo hanno ceduto il 40% a Ou(r) Group, la holding milanese della famiglia Ruffini, quella di Moncler, tenendosi il 60. Perfino il capitale che apre un capitolo nuovo per la famiglia ha indirizzo a Milano.

C'è una piccola ironia in tutto questo. Vittorio e Bruna, i fondatori, a Milano non ci venivano quasi mai: «avevano da lavorare», dicono i figli. La città che sognavano da lontano oggi è di casa. Siamo alla vigilia di due eventi speciali, organizzati dai Cerea per il loro traguardo. La cena del 21 luglio, giorno esatto dell’anniversario, nel parco del ristorante tristellato a Brusaporto: solo a inviti (oltre mille gli ospiti) con, tra i tanti cuochi all’opera, gli chef delle tre stelle italiane e arrivi dall’estero come i fratelli Roca, Yannick Allėno e altri nomi d’oro. Il 22 luglio, invece, si terrà la consueta kermesse «Artisti dello Street Food», per circa 1500 persone (ingresso, 300 euro), di cui la serata a inviti è una sorta di anteprima. Insomma, i Cerea fanno al solito le cose in grande. Ma qual è il loro rapporto con Milano? Lo chiediamo alla fondatrice e a quattro dei suoi figli, tutti operativi.