"Non si tratta né di legittima difesa né di eccesso di difesa ma di omicidio volontario e del resto le immagini sono chiare. Dal punto di vista della morale cristiana è una vera e propria vendetta, sono azioni ispirate non da una aspirazione alla difesa ma da un sentimento vendicativo del 'fargliela pagare', non quello che ha insegnato Gesù". A dirlo all'ANSA, sul caso del gioielliere Mario Roggero, è don Rocco D'Ambrosio, pugliese originario di Cassano delle Murge e professore ordinario di Filosofia politica presso la Pontificia Università Gregoriana e recente autore del saggio, "Di guerra in guerra. La debolezza della pace" edito da Studium dove analizza il concetto di legittima difesa a partire da Sant'Agostino.

Il giudizio di D'Ambrosio è negativo sulla condotta di Roggero come anche su quei leader politici che si dicono cristiani e che tuttavia stanno portando avanti le rivendicazioni di grazia al gioielliere. Ma D'Ambrosio è severo anche con la categoria di cui lui stesso fa parte, quella degli educatori: "Abbiamo sbagliato a considerare scontati alcuni punti fermi che non sono più fermi come la sacralità della vita, la solidarietà, l'accoglienza, l'ordine, la giustizia, il vivere insieme, sulla base di quei principi fondanti che sono tanto nell'insegnamento cristiano quanto nella Costituzione. Quando ci accorgiamo che non sono scontati invochiamo l'educazione civica, invochiamo le agenzie educative mentre abbiamo sbagliato nel non chiederci io, tu dove eravamo quando dovevamo esercitare certe responsabilità". "Per recuperare un minimo di coscienza comune - osserva D'Ambrosio - bisognerebbe ora innanzitutto fermarsi, e ragionare su quale valore abbia la Costituzione su di noi e suii principi etici inderogabili"