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Aldo Grasso

I Mondiali hanno confermato che spesso, più delle partite in sé, il pubblico segue le pillole sui social. Delegando la scelta di cosa conti davvero

A parte la fase finale, c’è qualcosa di profondamente istruttivo nel modo in cui abbiamo seguito questo Mondiale. Non tanto per il calcio che si gioca, quanto per il modo in cui scegliamo di guardarlo. Le 104 partite si sono disputate in America: fusi orari scomodi, giornate troppo piene, soglia dell’attenzione sempre più bassa.

Risultato: moltissimi sanno perfettamente cos’è successo senza aver visto quasi nulla. Conoscono il risultato, il gol decisivo, il rigore sbagliato, la polemica arbitrale, l’espressione sconsolata dell’allenatore. Hanno visto gli highlights. E tanto basta. Sarebbe un errore considerarlo un impoverimento. È qualcosa di più radicale: un cambiamento nel modo di conoscere gli eventi.