Cambia i dati anagrafici e gli tolgono la Carta docente, il bonus attribuito ogni anno agli insegnanti da spendere per la formazione e l’aggiornamento. È accaduto a un professore transgender di una scuola della provincia di Ravenna. La riassegnazione di sesso e genere anagrafico gli ha creato non pochi problemi con la burocrazia della scuola, dal momento che per tre anni si è visto negare i 500 euro della Carta docente, che permettono per esempio di visitare mostre, musei, andare al cinema, a un concerto o a teatro.

A riportare la notizia è il Corriere di Bologna, che spiega come per il ministero dell’Istruzione era come se l’insegnante non avesse mai lavorato con la sua nuova identità anagrafica. La rettifica anagrafica del sesso e del nome disposta dal Tribunale di Pescara nel 2024 non è bastata ad allineare tutti i dati amministrativi. Gli ultimi contratti di lavoro riportavano il nome maschile, mentre i precedenti erano intestati a una donna. L’insegnante si è poi accorto che tra il 2021 e il 2025 non aveva percepito un centesimo dalla Carta docente.

Presa carta e penna per interpellare gli uffici amministrativi, dal ministero gli avevano risposto che dallo stato matricolare non risultava alcun servizio prestato negli anni scolastici successivi al cambio anagrafico. Un problema non di poco conto per il professore. A metter fine a questa odissea è stato il giudice del lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Savino che ha ricostruito la vicenda evidenziando che si trattava della stessa persona. Nella sentenza si richiama infatti il provvedimento del Tribunale di Pescara che aveva autorizzato la rettifica del sesso anagrafico e il cambio del nome. La diversa intestazione dei contratti, prima al femminile e poi al maschile, era quindi la conseguenza del percorso di rettifica anagrafica e non indicava due persone diverse.