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Vincenzo Brunelli

Il tribunale di Ravenna ha dato ragione all'insegnante che contestava lo stop ad alcune mensilità del bonus: al Miur era sfuggito il cambio anagrafico

La burocrazia a volte può essere talmente rigorosa da diventare cieca. Una professoressa ha cambiato sesso e nome e per il ministero dell'Istruzione non risultando più contratti da insegnante non ha più pagato la «carta docente» per gli ultimi tre anni.

Ora il tribunale di Ravenna ha posto rimedio all'errore ministeriale ordinando l'immediato pagamento di tre anni del bonus più circa 3mila euro di spese legali. La cosiddetta «carta docente» è un bonus annuale di 500 euro, destinato agli insegnanti per la formazione e l'aggiornamento professionale.