Una docente di ruolo ha visto sparire lo stipendio dal conto corrente dopo una frode informatica. Qualcuno le aveva cambiato l’Iban sul portale del Ministero e i soldi erano finiti su un conto spagnolo intestato a un’altra persona. Ma ora il tribunale di Pesaro ha condannato il Ministero dell’Economia a pagarle di nuovo quella mensilità: per il giudice, infatti, lo stipendio non è mai arrivato alla vera destinataria e quindi il debito resta aperto. La vicenda riguarda Maria Pina Garasto, insegnante di ruolo assistita dall’avvocato Pia Perricci, che nell’aprile 2023 ha scoperto di essere stata vittima di una truffa informatica. Ignoti avevano acceso finanziamenti a suo nome e avevano modificato anche le coordinate bancarie sul sistema NoiPA, il portale che gestisce gli stipendi dei dipendenti pubblici. Quando la docente era andata a controllare l’accredito, aveva scoperto che lo stipendio di aprile era stato dirottato su un Iban diverso dal suo. La donna aveva presentato subito denuncia e contattato scuola, NoiPA e Ragioneria territoriale dello Stato. Nei giorni successivi il Ministero aveva confermato che sia lo stipendio di aprile sia quello di maggio erano stati inviati sul conto modificato con la frode. La docente aveva anche raccontato anche di essersi trovata in forte difficoltà economica, tanto da dover chiedere aiuto ad altre persone per le spese quotidiane. Il Ministero dell’Economia, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, si era difeso sostenendo di avere agito correttamente e di essersi attivato appena ricevuta la segnalazione. La Ragioneria aveva bloccato infatti gli accrediti successivi ed era riuscita a recuperare e riemettere le mensilità di maggio e giugno. Ma era rimasto fuori aprile. Per questo il Ministero viene condannato a versare alla docente i 1.554 euro dello stipendio di aprile 2023. Respinte invece le richieste di ulteriori danni patrimoniali e morali, ritenute non sufficientemente provate.