FREGONA Le svuotano il conto ma poi, sotto processo, ci finisce lei perché le vengono accreditati 1330 euro, provento della stessa truffa messa in atto via sms ai danni di un’altra signora. È il paradossale caso approdato nelle aule del tribunale di Treviso che vede protagonista una 65enne di Fregona.
La donna (difesa dall’avvocato Enrico D’Orazio) è finita alla sbarra con l’accusa di frode informatica aggravata dall’indebito utilizzo dell’identità digitale dopo la denuncia di una 52enne della provincia di Rovigo che si è vista sparire dal proprio conto 1330 euro. Quest’ultima è stata tratta in inganno da un sms in cui le veniva detto che la propria carta di credito era bloccata e che, per sbloccarla, doveva chiamare un certo numero. Cosa che ha fatto, fornendo alcuni dei suoi dati bancari. Ecco che è scattata la truffa e 1330 euro sono stati prelevati dal suo conto. Finendo su quello della 65enne di Fregona. Che però sostiene di non avere nulla a che fare con il raggiro, anzi: dice di essere stata vittima a sua volta di una simile frode. O perlomeno così ha raccontato agli agenti della polizia postale che nel febbraio 2022 (i fatti contestati risalgono al settembre 2021) le hanno bussato alla porta - con non poca sorpresa della donna - con la richiesta di perquisirle casa dopo la denuncia della 52enne rodigina.Finto carabiniere entra in casa e deruba un’anziana: scoperto e inseguito, il 43enne napoletano viene fermato dagli automobilisti di passaggio IL RAGGIRO Secondo quanto rilevato e messo a verbale dagli agenti, la 65enne (è agli atti) ha raccontato di aver ricevuto in quel periodo anche lei un sms in cui le si chiedeva di immettere dati per lo sblocco della sua carta prepagata. Cosa che ha effettuato non verificando la veridicità del messaggio. E si è accorta solo dopo, dalla notifica che le è arrivata sul cellulare, che dalla sua carta era stato effettuato un pagamento di circa 1600 euro. Transazione che lei però non aveva mai eseguito. Così ha contattato subito la sua banca di riferimento che le ha consigliato di estinguere la carta (poi sequestrata dagli agenti in quanto oggetto di indagine e quindi non ritrovata durante la successiva perquisizione). Gli agenti della polizia di Stato hanno così ipotizzato che anche la 65enne di Fregona - potesse essere stata vittima di phising, o meglio di smishing. Cioè quelle truffe informatiche in cui vengono inviati messaggi ingannevoli via sms. A pesare a sfavore della signora c’è il fatto che, oltre a non aver sporto denuncia, dopo quanto successo ha cancellato l’sms tramite il quale era stata messa in atto la truffa.Fatto sta che la 65enne di Fregona si è vista, pur inconsapevolmente stando a quanto racconta, rimbalzare sul conto i 1330 euro fatti sparire dal conto della 52enne rodigese. E così si è ritrovata sotto processo con la Procura che le contesta l’ipotesi di reato di frode informatica. Il procedimento, inizialmente aperto a Venezia e poi passato a Rovigo, è stato spostato a Treviso per delle eccezioni sulla competenza territoriale sollevate dall’avvocato D’Orazio. Chi non è finito alla sbarra è invece la mente che ci sarebbe dietro la truffa: i messaggi ingannevoli, secondo quanto ricostruito, provenivano da una scheda sim intestata a un cittadino pakistano residente nel napoletano. Che però risulta irrintracciabile.









