ROVERETO. «Hanno continuato a chiedermi soldi, a minacciarmi per avere il mio denaro anche quando ero ricoverata in ospedale. Ero così sofferente e debole che ho chiesto a dei conoscenti di venire in reparto in modo tale che potessero fare loro i versamenti, tanta era la pressione che mi facevano».
Versamenti che finivano sul conto di una coppia di toscani a processo per estorsione, già condannati per truffa del filtro d'amore (sentenza impugnata dalla difesa). Trentamila euro sottratti alla donna che nei procedimenti si è costituita parte civile con l'avvocato Paola Depretto: circa la metà pagata per un presunto legamento d'amore, il resto estorto con le minacce.
Come è entrata in contatto con gli imputati?
«Attraverso i social network. Stavo attraversando un periodo delicato e c'era una persona che mi interessava molto. Avevo messo una sorta di annuncio su Facebook al quale mi ha risposto questa donna dicendomi che aveva la soluzione per me. Mi ha mandato anche dei vocali con testimonianze di persone che, grazie al servizio offerto, avevano trovato l'amore. Solo dopo ho capito che le voci erano quelle di complici, ma al momento mi erano sembrate solo delle recensioni positive».
"Recensioni" per cosa?









