VENEZIA - Era convinta che quei soldi, chiesti in prestito ad un'anziana signora, servissero veramente ad aiutare l'uomo di cui si era innamorata a distanza, il quale le aveva raccontato di essere un medico tenuto in ostaggio in Afghanistan. Dunque in buona fede è rimasta vittima di una truffa, ma non ha truffato l'ottantasettenne che, a più riprese, le versò complessivamente 127mila euro.

La Corte d'appello di Venezia ha confermato l'assoluzione di una quarantatreenne di nazionalità moldava, Lucia Cojocaru, finita sotto accusa per una vicenda che risale al 2020, durante il periodo del lockdown conseguente al Covid, quando prestava servizio come badante alla Giudecca, nell'abitazione della vedova di un noto critico letterario scomparso qualche anno prima.

Tra il processo di primo grado e l'udienza di appello, l'anziana signora è venuta a mancare e i figli si sono costituiti parte civile con l'avvocato Marianna De Giudici per cercare di ottenere il risarcimento dei danni subiti. La Corte, presieduta da Adele Savastano, non ha ritenuto fondato il ricorso presentato dalla Procura, accogliendo invece le tesi della difesa, rappresentata dall'avvocato Gianmarco Bondi.

Inizialmente l'imputata era accusata di circonvenzione d'incapace per aver indotto l'anziana a consegnarle a più riprese l'ingente somma di denaro, circostanza di cui la figlia, bloccata a Roma a causa della pandemia, si accorse soltanto dopo mesi.