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Adriano Arati

Per il giudice non è sufficiente che i soldi siano finiti sul suo conto per condannarlo. L'uomo, un 44enne residente a Napoli, non ha mai toccato la somma né l’ha girata a terzi

Un 50enne di Reggio Emilia è rimasto vittima di una truffa digitale, ma l'unico altro soggetto coinvolto, un 44enne napoletano sul cui conto erano stati versati i soldi sottratti, è stato ritenuto innocente dall’accusa di frode informatica in concorso. Per il giudice, non è stato possibile provare un collegamento diretto con le manovre digitali.

Il messaggioLa storia inizia nel 2023, quando un 47enne reggiano riceve un messaggio sms sul telefono, firmato da “Poste Info” e da lui scambiato per una comunicazione ufficiale di Poste Italiane. Il testo parla di una comunicazione sulla sicurezza e invita a cliccare su un link a una pagina internet, costruita per avvalorare l’inganno. Si apre un sito che assomiglia molto a quello di Poste Italiane e che in pochi secondi re-indirizza a un terzo portale, in cui gli autori dell’operazione riescono a recuperare diversi dati dell’uomo. Un quarto d’ora dopo, il reggiano viene contattato telefonicamente da una persona che si presenta come Matteo, operatore anti-frode di Poste Italiane, e che spiega di stare agendo per sventare una truffa informatica. Il 50enne casca nel tranello e così comunica il numero della propria carta Postepay e l’Iban del proprio conto corrente. È solo il primo passo: segue ancora le indicazioni del presunto addetto alla sicurezza, si mette al computer e effettua una transazione di 24.600, convinto di mettere in sicurezza il proprio denaro. Solo in un secondo momento, scopre di essere rimasto vittima di un raggiro e di aver versato soldi a uno sconosciuto.