Ravenna, 18 luglio 2026 – Se da un lato cambiare sesso è un percorso garantito, un diritto dell’individuo insomma, dall’altro l’aggiornamento degli archivi elettronici potrebbe non essere altrettanto scontato. Ne sa qualcosa il professore precario di un istituto di Ravenna che si è ritrovato all’improvviso senza il benefit della Carta Docente solo perché la sua identità non era ricollegabile a nessun contratto precedente. La ragione? Un cambio di sesso che aveva dal punto di vista tecnologico azzerato tutto il suo pregresso.

Una storia narrata dal Corsera e a sanare la quale ci ha pensato il neogiudice del Lavoro Roberto Savino del tribunale di Ravenna: in estrema sintesi il ministero competente, quello dell’Istruzione e del Merito (Miur), è stato condannato a pagare sia le spese legali che naturalmente gli arretrati della Carta Docente.

Le grane burocratiche per il prof si erano materializzate al termine del percorso di transizione: è a quel punto che si era accorto che il bonus da spendere per formazione e aggiornamento non era arrivato. E allora aveva presentato istanza per potere recuperare le annualità smarrite nell’etere: tre in tutto, dal 2021 al 2025. Ma dal ministero nessuna risposta capace di risolvere in un frullo d’ali quell’impasse. Già, perché non risultava appunto che il protagonista di questa singolare vicenda avesse prestato servizio negli anni citati nell’istanza. E cioè al cambiamento dei dati anagrafici, non era seguito adeguato aggiornamento. Un po’ come se i database avessero smarrito il nostro trattandolo come un intruso.