Per la Procura di Caltanissetta nell’interesse di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sul dossier mafia-appalti e nella cattiva gestione di queste indagini da parte di altri magistrati potrebbe nascondersi una delle cause delle stragi del ’92. Ma a Fanpage.it il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, che venne interrogato da Borsellino pochi giorni prima di essere ucciso, smentisce: “Il magistrato è stato ucciso perché aveva capito che a uccidere Falcone non era stata solo la mafia”.
Restano ancora tanti dubbi sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Tanto che a distanza di 34 anni non si smette di indagare. Quest'anno però la Procura di Caltanissetta si è espressa sulle concause che portarono cosa nostra a eliminare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: gli inquirenti si sono concentrati sulle ultime indagini sui grandi appalti della Sicilia degli anni Ottanta e Novanta e quindi anche su quel mondo politico e imprenditoriale che si nascondeva dietro le grandi opere e che agiva in stretto contatto con la mafia. Ancora una volta, l'attenzione dei due magistrati antimafia si era concentrata su quelle pericolose sinergie che avevano permesso all'organizzazione criminale di farsi spazio nel potere italiano. E per la Procura di Caltanissetta su questi lavori dei due magistrati si è nascosta una delle principali concause dell'accelerazione da parte della mafia ad agire il 19 luglio 1992 in via D'Amelio a Palermo. Non solo, la concausa delle stragi del 1992 sarebbe legata a una cattiva gestione del dossier "mafia e appalti" da parte di alcuni magistrati.
















