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"Quello che Paolo aveva scoperto in quei giorni dovevano essergli pesato moltissimo e cioe' che qualcuno dei suoi compagni di gioventu' del Fuan aveva partecipato insieme al terrorista nero Stefano Delle Chiaie alla preparazione della strage di Capaci. Lo uccidono per evitare che potesse testimoniare questo". Lo dice a Diecimedia Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso 34 anni fa, nella strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992.

"Mio fratello aveva detto di essere testimone della strage di Capaci - prosegue - e che si aspettava di essere chiamato dall'autorita' giudiziaria preposta, ma non viene mai convocato a Caltanissetta". E accusa: "Si vuole addebitare la strage di via D'Amelio a un fantomatico dossier mafia-appalti che mai avrebbe potuto giustificare l'accelerazione di questa strage. La presenza dell'eversione nera, da Piazza Fontana in poi, ha contraddistinto la storia del nostro Paese. E quella attuale e' la stagione piu' nera perche' dai depistaggi di Stato si e' arrivati a un vero e proprio depistaggio istituzionale che e' quello che sta portando avanti una Commissione parlamentare antimafia che vuole cancellare la presenza dei servizi nelle stragi nel nostro Paese".