Persino i suoi familiari si sono divisi sui mandanti occulti. Perché Cosa nostra ha schiacciato un telecomando che gli ha messo in mano qualcun altro

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La mafia uccide spesso d'estate, 34 anni fa il 19 luglio cadeva di domenica come oggi. Paolo Borsellino è saltato in aria in via D'Amelio ed è ancora senza giustizia. Tanti, troppi nemici suoi dentro quel "covo di vipere" che era la Procura di Palermo oggi si batteranno il petto ricordandone il sacrificio eroico, tra loro c'è anche l'amico che l'ha tradito, rimasto ancora senza nome. Sulla sua morte si sono consumati processi e carriere, depistaggi e finte piste, nere o rosse o multicolori. Persino i suoi familiari si sono divisi sui mandanti occulti. Perché Cosa nostra ha schiacciato un telecomando che gli ha messo in mano qualcun altro. Tra i mandanti veri ci sono i falsi amici, i più pericolosi. Chi aveva capito che Borsellino stava arrivando a leggere gli interessi economici che la mafia aveva offerto alle imprese del Nord in cambio di tangenti e garanzie politiche, è tutto scritto nel dossier dei Ros Mafia-Appalti finito in un cassetto a cadavere caldo il 14 agosto del 1992 e ritirato fuori solo adesso. La commissione Antimafia di Chiara Colosimo e la Procura di Caltanissetta viaggiano a braccetto verso una verità che non piace ai professionisti dell'antimafia con la a minuscola, quelli che dal 1992 raccontano balle sui giornali e gonfiano di valore storico le claudicanti ipotesi che si sono schiantate nelle aule giudiziarie, dalla Trattativa appunto alle ultime verità velenose di sedicenti pentiti con la memoria a orologeria.