Manfredi Borsellino, il figlio di Paolo, il giudice assassinato nella strage di via D’Amelio nel 1992, è indignato per le parole che ha sentito durante la trasmissione “Lo stato delle cose” su Raitre. Massimo Giletti ha ricostruito alcune intercettazioni ambientali fatte dalla Guardia di finanza a casa del magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla procura di Caltanissetta perché sospettato di aver insabbiato l’inchiesta su “mafia e appalti”. Manfredi Borsellino ha deciso di affrontare l’argomento con una lettera ai suoi figli.
La lettera
Cari Merope, Paolo e Fiammetta, a distanza di anni emerge che un altro ex collega del vostro nonno, seppure nel corso di una conversazione privata, avrebbe definito vostro padre e le sue sorelle “tutti senza neuroni”, insulti ed epiteti più o meno analoghi a quelli - come ricorderete - che ci aveva rivolto un’altra autorevole ex giudice, oggi condannata e detenuta per avere reiteratamente tradito quello Stato per cui vostro nonno aveva sacrificato la vita. Questa volta però sarebbe stata financo insultata e vilipesa la vostra cara nonna Agnese, fatta passare nel corso di questa conversazione per “deficiente” e per una donna a cui “nessuno nel mondo e nella vita avrebbe mai dato retta”, tanto che sarebbe stato “indifferente sapere se era viva o morta”.






