Non era nel toto tracce e ha sorpreso, positivamente, un po' tutti la riflessione sulla mafia e i giovani che il ministero dell'Istruzione ha inserito nella prima prova scritta degli esami di maturità.

Un brano, preso da uno scritto di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso in via D'Amelio con la sua scorta il 19 luglio di 33 anni fa, che testimonia la speranza del giudice nei ragazzi e nella loro capacità di comprendere a fondo il disvalore del mondo mafioso.

Parole dette quando la guerra a Cosa nostra era ben lontana dall'essere vinta che spiegano anche perché Borsellino, e prima di lui il consigliere istruttore Rocco Chinnicci e il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, avessero a cuore gli incontri nelle scuole e con gli studenti. "Apprendiamo con commozione che tra le tracce della prova scritta d'italiano per la maturità di quest'anno, vi è un riferimento all'attenzione e alla fiducia che nostro padre riponeva nei giovani. Egli nutriva una enorme speranza nelle future generazioni e abbiamo sempre pensato che a reggere i suoi sforzi vi fosse il senso di una prospettiva alta di un cambiamento in meglio della nostra società civile", hanno commentato i figli del magistrato Manfredi, Lucia e Fiammetta.