di

Goffredo Buccini

L'ex ministro dell'Interno: «La grazia non può essere un quarto grado di giudizio»

Perché la sicurezza è così divisiva?«Non dovrebbe esserlo. È il cardine fondamentale di ogni democrazia».La battaglia politica sul gioielliere Mario Roggero condannato a 14 anni e 9 mesi sta lì, strillata sulle prime pagine di tutti i giornali. E tracima nei social, con un sovraccarico popolare di tensioni e rancori che attraversano e spaccano il Paese: legittima difesa, risposte delle forze di polizia, criminalità e microcriminalità nel nostro quotidiano. Sono questioni su cui Marco Minniti ha speso una vita. Già sottosegretario con delega ai Servizi segreti, poi ministro degli Interni. Da presidente di Med-Or Italian Foundation è deciso a tenersi fuori dalla rissa quotidiana. Ha scelto un’altra vita, mi spiega, a costo di sembrare reticente. Ma non abbandona il binomio che lo ha accompagnato per tanti anni e che è diventato il titolo di un suo saggio del 2018, quando il Viminale era la sua trincea: Sicurezza è libertà, mi dice: «Con l’accento sulla “e”. Le due parole sono strettamente connesse».

Traduciamo: per proteggere la libertà dei cittadini, specialmente dei più vulnerabili, è fondamentale garantire la sicurezza, contrastando la paura. È così?«Per rendere la cosa ancora più chiara, non è possibile fare uno scambio per cui si dice “io ti do più sicurezza e tu rinunci alla tua libertà”, perché una democrazia che dovesse ragionare così sarebbe una democrazia che sta per morire o è già morta».