Caro Merlo, negli anni ’50 il bagnino si chiamava anche “mosconiere”, con parola oggi desueta, e non era solo il supervisor dei litorali ma anche un soggetto propulsivo del boom turistico. Con i pattìni o mosconi e con i fischietti, i muscolosi vogatori rappresentavano in carne e ossa, soprattutto per le fanciulle del Nord Europa, la decantata carica erotica del “maschio latino”. Ora i “guardiani della spiaggia”, immortalati in serie e film tipo “Baywatch”, in Italia scarseggiano e la situazione precipita. A Sabaudia vi sono stati due annegati in 24 ore, entrambi nello stesso tratto di litorale, privo di servizio di salvataggio. Non è un caso isolato. È il momento di lanciare un grido di allarme (e di alzare gli stipendi) per salvare la Penisola che dei suoi salvatori ha bisogno come il pane?

Mirella Serri

Siamo pieni di salvatori della patria ma ci mancano i veri salvatori. L’argomento non è frivolo e neppure letterario e credo anzi che la forte carenza di bagnini non venga presa sul serio anche per colpa della letteratura e del cinema (Miliardario ma bagnino con Elvis Presley è del 1967). Aumentano le spiagge libere ma, proprio come a Sabaudia, non si trovano bagnini. È infatti un mestiere (ci vuole il brevetto) mal pagato che sempre meno giovani vogliono fare, anche perché non è facile soccorrere. In un Paese con ottomila chilometri di coste, non sa nuotare il 60 per cento degli italiani. Secondo l’Istituto di sanità, gli annegati sono circa 400 l’anno, e spesso annegano anche gli aspiranti, improvvisati salvatori. Come è accaduto nelle acque dell’Adda.