I cartelli “cercasi bagnino” sono ovunque nelle località di mare. Tra crisi delle vocazioni e brevetti scaduti, l’emergenza è sempre più incalzante

Genova – Il sole c’è, la focaccia pure, e le acque – parola di Arpal – sono tra le più pulite d’Italia. Ma se oggi provate a fare una passeggiata su un qualsiasi lungomare, da Ventimiglia a Sarzana, noterete un nuovo elemento nell’arredo urbano balneare: il cartello "cercasi bagnino" è pressoché ovunque. Affisso con lo scotch sulle cabine in legno o appoggiato ai vasi di gerani, rischia di diventare il vero tormentone della stagione 2026.

Il primo maggio è passato, gli ombrelloni si aprono a macchia d’olio, ma i trespoli dei bagnini rischiano di restare desolatamente vuoti. Non è una novità, direte voi: la carenza di "angeli del mare" è un classico di ogni inizio estate, come le polemiche sulle autostrade e i parcheggi che mancano. Quest’anno, però, il problema ha smesso di essere un fastidio ed è diventato un’emergenza da codice rosso.

La burocrazia affonda i brevetti

Perché mancano i bagnini? Non è solo questione di giovani che "non hanno voglia di lavorare", come ama ripetere qualche balneare nostalgico. Il nodo, stavolta, è un groviglio burocratico che nemmeno un marinaio esperto saprebbe sciogliere. Il 2026 ha segnato lo stop definitivo alle vecchie deroghe. La nuova normativa è diventata molto più complessa.