La Legge elettorale comincia il suo percorso in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, nuova tappa verso l'approvazione definitiva. Non è detto che in seconda lettura la riforma resti così com'è. Che poi non servano ulteriori passaggi. I nodi sono diversi, compreso quello delle preferenze care a FdI e bocciate alla Camera. Anche se nel partito di Giorgia Meloni non sembra ci sia intenzione di insistere troppo.
"Deciderà il vertice del centrodestra se riproporre o meno l'emendamento per le preferenze - ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa -. Se il Parlamento dirà che non è possibile, poi uno se ne fa una ragione", ma "se si capisce prima che il Parlamento direbbe che non si può, è inutile presentarlo". Anche un altro esponente di FdI, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (FdI), è andato coi piedi di piombo: "La battaglia l'abbiamo fatta. La rifaremmo anche domani se avessimo la possibilità di vederla approvata. Io non so se ci sarà questa possibilità in Senato. Credo che questa legge sia comunque una buona legge, anche senza le preferenze". Non a caso, La Russa non prevede calende greche: "Credo che non ci sia motivo per allungare i tempi. I tempi saranno quelli giusti, in modo che la commissione possa occuparsi anche di altri provvedimenti". Le opposizioni proveranno comunque ad aggiungere mattoni al muro. L'accusa è semplice: l'obiettivo della maggioranza non è garantire stabilità, ma garantirsi la vittoria. "Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale - ha scritto sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte - in cui hanno infilato norme vergognose fatte a loro misura" come quella "per sabotare la vittoria delle forze di opposizione cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti". Nel campo largo è allarme per la disposizione introdotta in zona Cesarini sulle liste che non supereranno lo sbarramento del 3%: i loro voti non verranno contati per stabilire il risultato della coalizione. Una regola che - sulla carta - riguarda soprattutto le forze di centro papabili alleate del fronte progressista.














