CATANIA – «Deciderà il vertice del centrodestra se riproporre l’emendamento sulle preferenze al Senato, ma se prima si capisce che il Parlamento» è pronto a bocciarlo, «è inutile ripresentarlo». Ospite d’onore a Catania all’evento di Ecr, il gruppo dei conservatori europei di cui FdI fa parte, il presidente del Senato Ignazio La Russa sceglie la linea della prudenza. Lui che per primo aveva lanciato l’idea di approvare a palazzo Madama, con voto palese, la norma bocciata nel voto segreto alla Camera, fa capire che non s’impunterà. Mentre il partito di Giorgia Meloni si è dato del tempo per decidere cosa sia meglio fare.

La legge elettorale sarà incardinata in commissione Affari istituzionali al Senato all’inizio della settimana prossima. E La Russa afferma che non ci starà per molto: «Credo che non ci sia motivo per allungare i tempi. I tempi saranno quelli giusti, in modo che la commissione possa occuparsi anche di altri provvedimenti», dice prima di salire sul palco dello Sheraton di Catania.

Un avviso alle opposizioni che proveranno a mettere i bastoni tra le ruote della riforma. «Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale, con una norma fatta apposta per sabotare la vittoria delle forze di opposizione cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti», ha scritto ieri sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte, con riferimento all’emendamento che sottrae alla coalizione i voti dei “peggiori perdenti” sotto il 3%. La leader del Pd, Elly Schlein, dal campus dei giovani dem a Reggio Emilia, ha accusato il governo di avere «un’unica priorità: cambiare la legge elettorale perché hanno paura di perdere». Mentre da destra incalza il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci: il Melonellum, sostiene, è «un’assurdità frutto di un inciucio. Senza le preferenze e con una marchetta pagata sulla raccolta firme a partitini come Azione».