L’eventuale ripresentazione in Senato dell’emendamento sulle pseudo preferenze bocciato martedì dall’Aula della Camera ha conseguenze sul piano politico e su quello istituzionale. Che poi, a ricordare questa possibilità sia stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha un significato che amplifica soprattutto l’aspetto politico della vicenda. In ogni caso, seppure l’iter parlamentare del Melonellum a Palazzo Madama potrebbe iniziare già la prossima settimana, la fase emendamenti avverrà a settembre. Il che consentirebbe al centrodestra di fare ad agosto una riflessione sul rapporto con Futuro nazionale.

L’emendamento Bignami aveva e ha una duplice dimensione, quella dei contenuti e quella politica. Il testo recepiva alcune richieste dei vannacciani: l’abolizione dell’alternanza di genere tra i capilista dei 48 collegi proporzionali, e le pseudo preferenze con i capilista bloccati. L’ex addetto militare a Mosca ha 8 parlamentari, di cui sette uomini e una sola donna, e in più un problema di selezione dei dirigenti e dei candidati, visto l’interessato accorrere di molti sul carro vincente. Insomma, se non scritto direttamente da Futuro nazionale, l’emendamento era a favore del partito di Vannacci. La sua approvazione, con il voto favorevole dei vannacciani, rappresentava l’ingresso di questi ultimi nell’area del centrodestra. Non è un caso che tra quanti hanno impallinato l’emendamento si annoverano quei deputati di Fi più vicini alla sensibilità di Marina Berlusconi e quindi contrari all’accordo con Fn. Il problema non erano le pseudo preferenze, che avrebbero riguardato solo Fdi e parzialmente il Pd, cioè i partiti che eleggeranno più di un deputato nei 48 collegi. Il problema era politico e riguardava l’accordo con Vannacci, con lo spostamento della coalizione a destra.