Antiriciclaggio sulle criptovalute, un Paese su cinque non è ancora conforme alle regole internazionali (33 su 149), mentre una quota altrettanto rilevante ha deciso di vietarle in tutto o in parte (23 su 144). L’implementazione delle regole continua comunque ad avanzare, ma resta ancora insufficiente per fronteggiare l’evoluzione del mercato e delle minacce criminali. È la conclusione del settimo aggiornamento del Gruppo di azione finanziaria internazionale (Gafi/Fatf) sull’applicazione della Raccomandazione 15, lo standard internazionale che disciplina gli asset virtuali (Va) e i fornitori di servizi in criptovalute (Vasp). Il rapporto evidenzia progressi normativi e di vigilanza, ma segnala al tempo stesso un’accelerazione dei rischi legati all’uso illecito delle cripto, con particolare riferimento alle stablecoin, ai wallet non custodial, agli operatori offshore e alla finanza decentralizzata (DeFi).

Le agevolazioni fiscali 2026Dalla prima casa al recupero degli affitti: come orientarsi fra detrazioni e crediti nella dichiarazione dei redditiL’applicazione delle norme e le criticità operative

Dal precedente aggiornamento del 2025, un numero crescente di Paesi ha completato valutazioni del rischio, introdotto regimi autorizzativi per i Vasp, rafforzato la vigilanza e recepito la Travel Rule, l’obbligo di trasmettere le informazioni su ordinante e beneficiario nei trasferimenti di criptoattività. Tuttavia, secondo il Gafi, il problema non è più tanto l’adozione delle norme quanto la loro effettiva applicazione. Molti Paesi non riescono ancora a trasformare le valutazioni del rischio in misure operative di mitigazione, faticano a identificare gli operatori che svolgono attività in criptovalute senza autorizzazione e mostrano carenze nell’attività ispettiva e sanzionatoria.