La finanza decentralizzata (DeFi) legata al mondo cripto finisce al centro dei nuovi sistemi di riciclaggio di denaro sporco, ma le autorità non sono pronte. Secondo un nuovo rapporto pubblicato dal Gafi (Gruppo d’azione finanziaria internazionale), il 92,3% dei Paesi che hanno risposto all’indagine sull’attuazione della Raccomandazione 15, sui rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo derivanti dalle nuove tecnologie, inclusi gli asset virtuali, non ha ancora applicato gli standard internazionali agli schemi DeFi che rientrano nel loro ambito di applicazione, mentre soltanto due Paesi hanno finora autorizzato o registrato una piattaforma DeFi.
Come funziona la DeFi e i rischi associati
La DeFi (decentralised finance) comprende l’insieme dei servizi finanziari basati su blockchain che operano attraverso smart contract, senza l’intermediazione di banche o altri operatori finanziari tradizionali. Le piattaforme consentono, tra l’altro, prestiti, scambi di criptoattività, investimenti e altre operazioni finanziarie eseguite automaticamente dal software, spesso con accesso diretto degli utenti e senza procedure preventive di identificazione.
Il rapporto evidenzia come la rapida espansione della finanza decentralizzata stia aumentando anche i rischi di utilizzo illecito delle infrastrutture basate su blockchain da parte di organizzazioni criminali, gruppi ransomware, reti professionali di riciclaggio, autori di frodi e soggetti coinvolti nel finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa.







