Trend invertito. Nel 2020 a comandare gli equilibri dei traffici criminali e del riciclaggio sulla blockchain c’era il Bitcoin: capostipite di tutte le criptovalute, con il 70% degli scambi illegali stimati, seguito dagli alternative coin Solana, Cardano ed Ethereum. Nel 2025 la piramide si è rovesciata e a condurre i giochi del diversificato comparto degli scambi illegali sono ormai gli stablecoin. Ovvero le criptovalute che, come primaria caratteristica hanno quella di essere agganciate a valori reali (dollari o altre valute fiat).

Il convegno CoEspu dei Carabinieri

La percentuale, illustrata nel corso del convegno a porte chiuse dal titolo criptocurrency in Hybrid Warfare organizzato da CoESPU, Centro europeo di formazione dell’Arma dei Carabinieri, si avvicina al 90% e non è un caso che sia così: le organizzazioni criminali che utilizzano le criptocurrency non hanno soltanto bisogno di anonimato o pseudonimato, di decentralizzazione di rapidità nelle transazioni cross Border, ma pure di una continua interazione tra la concretezza e la tangibilità del cash (si pensi solo a quello prodotto dal traffico di stupefacenti) e la virtualità delle transazioni sulla blockchain.

Incremento del 145% dei traffici illegali