Gli investimenti da parte delle imprese, soprattutto piccole, ma anche di medie dimensioni, per innovazione, ricerca e formazione sono al palo da oltre un trienniodi Bruno Villoissabato 18 luglio 20262' di letturaGli investimenti da parte delle imprese, soprattutto piccole, ma anche di medie dimensioni, per innovazione, ricerca e formazione sono al palo da oltre un triennio. A determinare la situazione hanno concorso i fattori endogeni capitanati da Trump, tra dazi e imposizioni, mentre quelli esogeni sono per lo più dovuti all’assenza di una politica industriale e commerciale di Paese che dura ormai da oltre 25 anni. A questa carenza va aggiunta la responsabilità degli imprenditori di non seguire le orme di chi li ha preceduti. Diverso e più articolato il ruolo che hanno avuto le banche nel contesto citato, ampia è la stata la disponibilità a sostenere gli investimenti, ma anche il rallentamento nell’erogazione, in ragione di un merito creditizio del richiedente sovente inidoneo a poter aumentare l’esposizione debitoria.
Le prime due banche, Intesa e Unicredit, hanno concentrato su di loro parte rilevante delle clientela, specie business, e nel farlo hanno puntato sul medio e grande gruppo, fissando condizioni per le Pmi e micro aziende non più restrittive, ma difficilmente sostenibili, che comunque costituiscono oltre il 95% delle partite Iva. Sono ormai oltre un paio di lustri che politica, osservatori e pure le rappresentanze datoriali, professano l’idea della nascita di un terzo polo bancario, che per essere tale dovrebbe avere alcune componenti essenziali, tra cui spicca l’indipendenza da Intesa e Unicredit, e dovrebbe derivare dalla fusione tra due o più soggetti e infine dovrebbe dichiarare l’indirizzo prioritario di operare entro confine attenzionando l’intero tessuto produttivo e dei servizi costituito da Pmi e micro imprese.GLI OBIETTIVI







