I vari rapporti di diversi istituti di ricerca sullo stato di salute socio-economico del nostro Paese, fanno emergere uno stato cognitivo di una medietà in cui è intrappolato da diverso tempo. Un modus vivendi e operandi che esprime un galleggiamento che a poco è servito in questa prima parte di secolo e ancor meno servirà negli anni a venire. A fronte di queste considerazioni derivanti da inoppugnabili fatti che riguardano la deindustrializzazione in corso ormai da 4-5 lustri, il costante calo del reddito procapite disponibile di oltre 7 punti, una scolarizzazione sempre più generica e non in grado di formare quanto domanderebbe, il sistema economico è ancora di un orizzonte mirato ai servizi in cui a dominare è l’attrattività turistica e di business.

Finora a fare la differenza è stata la sola Milano, visto che solo lì si sono insediati molteplici head quarter globali, a cui è seguito un forte impulso di iscrizioni di studenti stranieri agli atenei e all’insediamento residenziale di un elevato numero di dirigenti e loro famigliari, condizioni che hanno messo le basi per una svolta impensabile precedentemente.

Puntare su quest’ultimo vasto e redditizio filone sarebbe ideale per ridare impulso al sistema socio economico italiano, ma per riuscirci servirebbe clonare la capacità milanese di fare, rischiare, innovare e modernizzarsi. Per riuscire nell’intento di costituire modelli impostati come quello milanese, almeno nei principali capoluoghi di regione, ci sarebbe bisogno di una classe politica nazionale che, come succede a Milano da diversi decenni, sa coalizzarsi sulle soluzioni dei problemi appoggiandosi alla classe dirigente della società civile. Ma servirebbe anche un sistema bancario, i cui capisaldi sono interamente localizzati in Milano, che si dimensiona anche a livello europeo e in parte mira a rafforzare il territorio. Ovvero i due poli di maggiori dimensioni, Intesa e Unicredit, in grado di conquistare vertici europei in modo da accompagnare le imprese italiane nella sfida globale, e un terzo, in possibile fase di costruzione da parte di Banco BPM, terza banca italiana, che ha scalato, meglio di ogni altro suo competitor, la posizione, grazie all’efficientamento gestionale-organizzativo, mettendo al centro del suo core le famiglie e le imprese di ogni dimensione, con particolare attenzione alle medie e piccole, ottenendo un rafforzamento delle priorità territoriali.