Le sfide che l’Europa si trova ad affrontare investono direttamente l’economia italiana, profondamente integrata nelle catene del valore europee ed esposta alla domanda estera. A queste si sommano fattori interni e nodi strutturali ben noti. Nonostante l’instabilità internazionale, che ha frenato le esportazioni di beni, nel 2025 il PIL italiano è cresciuto per il quinto anno consecutivo, dello 0,7 per cento.

Dopo una prima metà dell’anno caratterizzata da volatilità, l’attività si è rafforzata negli ultimi due trimestri, sostenuta dalla domanda interna, in particolare dagli investimenti. Dal 2020 il PIL è aumentato in linea con l’area dell’euro e a ritmi superiori a quelli del decennio precedente la pandemia. La crescita ha interessato l’intero territorio nazionale ed è risultata maggiore nel Mezzogiorno, interrompendo una lunga fase di divergenza rispetto al resto del Paese.

Questi risultati riflettono il sostegno delle politiche pubbliche, ma anche la ristrutturazione del tessuto produttivo avviata nello scorso decennio. Le imprese italiane sono oggi mediamente più capitalizzate, più redditizie e più competitive sui mercati internazionali. Parallelamente, il sistema bancario - a lungo considerato un elemento di fragilità - si è rafforzato in modo significativo. I progressi conseguiti non vanno sottovalutati. Non sono tuttavia sufficienti a colmare le carenze strutturali accumulate nel tempo né a garantire un ritorno stabile su un sentiero di crescita duratura.